No Man's Land - Terra di nessuno |
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Un film di Danis Tanovic.
Con Simon Callow, Branko Djuric, Rene Bitorajac, Filip Šovagovic, Georges Siatidis.
continua»
Titolo originale No Man's Land.
Drammatico,
Ratings: Kids+16,
durata 98 min.
- Italia, Belgio, Gran Bretagna 2001.
- 01 Distribution
uscita venerdì 28 settembre 2001.
MYMONETRO
No Man's Land - Terra di nessuno ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
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“Quell’uomo è già morto”
di Paola Di GiuseppeFeedback: 25414 | altri commenti e recensioni di Paola Di Giuseppe |
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venerdì 27 novembre 2009 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Dalla nebbia in cui si sono persi mentre trasferivano un convoglio militare,emergono nella terra di nessuno,fra le linee nemiche,soldati bosniaci(siamo nel ’93,guerra serbo-bosniaca)che una pioggia di fuoco,tanto improvviso quanto inaspettato e sproporzionato,spazza via appena torna la visibilità. Sopravvive Ciki, riparato dentro una trincea da dove vede il cadavere dell’amico Cera. Dei due serbi mandati in ricognizione dopo l’assalto e presi a fucilate da Ciki,sopravvive Nino,anche lui ora in trappola nella trincea. Il terzo a far compagnia sarà Cera,creduto cadavere e sistemato dal serbo,prima di essere colpito a sua volta,su una mina che ha una caratteristica tutta particolare:esplode solo se il peso appoggiato sopra viene sollevato e non è una di quelle che si possano disinnescare. Dunque,dice il serbo,quando i bosniaci verranno a prendere i cadaveri,ci sarà festa per cinquanta metri all’intorno. Il problema è che Cera non è morto,è solo svenuto. Dovrà dunque restare lì,immobile,appena ripresi i sensi,e lo farà,sotto un sole spietato,ferito senza possibilità di cure,fino alla dissolvenza finale che riprende dall’alto la trincea,dove ormai è rimasto solo lui, un puntino sempre più lontano,mentre il sole tramonta. Se c’era bisogno di trovare un modo ancora per parlare di guerra fuori dai luoghi comuni,Danis Tanovic l’ha trovato,con questa sua opera prima,una storia circoscritta nell’arco di una giornata,che ripristina le unità aristoteliche di tempo, luogo e azione per una concentrazione ad alta densità di orrore, follia e pietà. Girato a sei anni dalla fine di quel conflitto che negli anni novanta rinnovò i fasti del Vietnam,con l’aggravante della cosiddetta “pulizia etnica”decisa a tavolino e perpetrata a spese di donne e uomini inermi,diffuso dai media mondiali con cospicua dovizia di particolari che solo l’era della tecnologia ormai avanzata poteva permettere,questo film non cerca rimozioni,non segna demarcazioni fra colpe e ragioni,fra amici e nemici. Si tuffa,anzi,nel pieno dell’orrore,non fa sconti a nessuno,sceglie,se mai,il sarcasmo,cifra stilistica quanto mai adeguata nel suo etimo greco di sarkàzein,“mordersi le labbra per la rabbia” e,per slittamento semantico, “tagliare un pezzo di carne da qualcuno”. Tanovic ha vissuto da cittadino di Sarajevo quel teatro tragico e mette nella buca bosniaci e serbi che si capiscono benissimo ("La lingua parlata dai Serbi, dai Croati e dai Bosniaci è di fatto la stessa. Oggi i Serbi la chiamano serbo, i Bosniaci bosniaco e i Croati croato. Ma quando parlano si capiscono perfettamente tra loro") ma la lite,fra Ciki e Nino, si sviluppa intorno al problema “Chi ha cominciato per primo la guerra?”. Si ammazzeranno fra loro su questa aporia, mentre sul bordo della trincea arrivano,in ordine sparso, gli uomini dell’Unprofor dai caschetti blu (i cosiddetti Puffi) sul bianco thank/similgiocattolo a dichiararsi incompetenti e impotenti,troupes televisive in cerca di scoop sensazionali,a proporre interviste che sembrerebbero paradossali se non ne avessimo ascoltate tante,anche in tempi successivi e in altre guerre,capi di Stato Maggiore preoccupati di non perdere la faccia di fronte al pubblico televisivo e alla comunità internazionale. Il tutto mentre un condannato a morte sta per trascorrere la notte sdraiato sulla mina e, caso unico nella storia, sarà lui stesso a decidere quando staccare la corrente. Un film che non ha bisogno di dire niente di più sulla guerra e sulla follia dell’uomo.
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