Titolo originale | Der Müll im Garten Eden |
Anno | 2012 |
Genere | Documentario |
Produzione | Germania |
Durata | 98 minuti |
Regia di | Fatih Akin |
MYmonetro | 2,50 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 18 maggio 2012
Il regista tedesco di origini turche Fatih Akin documenta la distruzione del paradiso terrestre di Camburnu e dintorni ad opera di una discarica autorizzata
CONSIGLIATO NÌ
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Çamburnu è un paese montano del nord-est della Turchia. Lì sono nati i nonni del regista e lì molte persone vivono da generazioni di pesca e coltivazione del tè, in una sorta di giardino dell'Eden che si bagna nelle acque del Mar Nero. Almeno fino a dieci anni fa, quando il governo, con una serie di escamotages non in contraddizione con la democrazia, ha imposto una discarica a meno di un chilometro dalle abitazioni, in una zona esposta a forti precipitazioni. Malgrado le proteste intense dei locali e del sindaco, la discarica ha proseguito da allora la sua opera silenziosa di distruzione dell'ambiente e sta per fare altrettanto con gli esseri umani che vivono nei pressi.
Fatih Akin ha girato un documentario a lungo termine, iniziato nel 2006 senza quasi soluzione di continuità rispetto al set di Ai confini del paradiso, con la volontà di disturbare per via mediatica la costruzione della discarica, e proseguito, man mano che proseguivano i depositi massicci di rifiuti, fino al 2012, come documento della lotta vana della popolazione e della terribile catena di conseguenze che una decisione cieca ma testardamente sostenuta dall'alto sta portando con sé.
Il montaggio di Andrew Bird, esperto di non fiction, asseconda dunque questa struttura che potremmo dire "della crescente gravità", partendo dal problema dell'aria irrespirabile per arrivare a quello dell'acqua non più potabile, del pesce immangiabile, delle centinaia di cani randagi e di mosche attirati dai rifiuti. E ancora degli uccelli, che rovinano il raccolto del tè, dei giovani che se ne vanno, della popolazione che si riduce e invecchia.
Figliol prodigo che ha scoperto da troppo poco il luogo delle proprie origini, con questo lavoro Akin non solo si prefigge lo scopo di causare un risultato reale e civile, ma di fatto entra in contatto con le persone, attraverso le interviste, e ci porta a conoscere un modo di vivere antico ma ancora armonico e, fino a poco tempo fa, in salute, che sta per essere deliberatamente assassinato.
Un lavoro volutamente lineare e trasparente, per ragioni di chiarezza e divulgazione, le cui migliori intenzioni sono tutte extracinematografiche.