Titolo originale | Omen |
Titolo internazionale | Augure |
Anno | 2023 |
Genere | Drammatico, |
Produzione | Belgio |
Durata | 90 minuti |
Regia di | Baloji |
Attori | Marc Zinga, Yves-Marina Gnahoua, Marcel Kabeya, Lucie Debay, Eliane Umuhire . |
Uscita | giovedì 18 aprile 2024 |
Tag | Da vedere 2023 |
Distribuzione | I Wonder Pictures |
Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
MYmonetro | 3,38 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 16 aprile 2024
Il ritorno in Congo di un uomo emigrato anni prima in Belgio apre un viaggio agli inferi magico e caotico. Il film è stato premiato a Torino Film Festival,
CONSIGLIATO SÌ
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Da anni emigrato in Belgio, il trentenne Koffi ritorna a casa sua, nella Repubblica del Congo, per presentare alla famiglia la fidanzata bianca Alice, incinta di due gemelli. Considerato uno straniero e un traditore, Koffi è venuto anche per pagare la dote al padre, ma questi è da giorni irreperibile, scomparso nella miniera in cui lavora. La madre, le sorelle e gli zii, invece, accolgono Koffi con sospetto e diffidenza, accusandolo di essere posseduto dal demonio dopo un piccolo incidente e una successiva cerimonia sacra. Koffi fugge dalla famiglia con l'idea di tornare in Europa e in attesa di un volo disponibile si fa aiutare da una delle sorelle, rinnegata perché diversa dalle altre, a ritrovare il padre e idealmente a confrontarsi con il suo passato e il suo futuro.
In una terra africana caotica e fantasmagorica, tra stereotipi e crisi dei valori tradizionali (familiari, sessuali, identitari), Augure intreccia le vite di quattro personaggi a loro modo posseduti ed esclusi dalla società.
Capita di rado di vedere un film africano di coproduzione europea (in questo caso belga, olandese e francese, oltre ai capitali congolesi e sudafricani) che accetti di fare i conti con la propria identità in maniera sofferta e non riconciliata. Il problema dello sguardo colonialista -anche e soprattutto nei film girati da registi africani - resta uno dei nodi irrisolti del cinema d'autore contemporaneo, mosso da buone intenzioni ma legato a forme di rappresentazione inconsapevolmente stereotipate (se ne ha avuto un esempio lampante con il film Banel & Adama). Augure, opera prima dell'attore, rapper e regista esordiente belga di origini congolese Baloji, prova a prendere di petto la questione e a farla esplodere. Il ritorno a casa del protagonista apre a un viaggio agli inferi dalla funziona catartica, grazie al quale lo stesso regista, alter ego di Koffi, rielabora la morte del padre e il suo stesso sradicamento. Koffi è un traditore dall'anima dissociata e fin dall'iniziale taglio di capelli si svuota simbolicamente della propria identità e affronta il pericolo della morte e dell'annientamento. Lo scontro con la madre e il mancato incontro con il padre rivelano ulteriormente lo smarrimento del personaggio, la sua incapacità di ritrovarsi nella cultura originaria, animista e superstiziosa, e al tempo stesso la sua diffidenza verso il razionalismo europeo ormai introiettato.
Augure non si ferma però ai tormenti del protagonista, ma crea un racconto corale che coinvolge Tshala, una delle sorelle di Koffi, fuggita di casa perché non conforme a un'idea accettata di donna; Paco, il leader di una gang di ragazzini en travesti che lotta per il controllo del territorio e nel finale aiuta Koffi nel tentativo di allestire il funerale del padre; e Mujila, la temibile madre di Koffi, strega che nasconde dietro occhi spaventosi un dolore inesplicabile. Il buco nero della miniera di cobalto, luogo deprivato di qualsiasi umanità dallo sfruttamento coloniale, inghiotte invece la figura del padre, che resta come rimosso della storia e convitato di pietra della vita di Koffi. Visivamente e narrativamente, Augure è caotico e disordinato, immerso in una violenza espressiva che stride con i canoni del cinema festivaliero e i suoi equilibri. Se da europeo Baloji aderisce ai luoghi comuni dell'Africa come continente magico e arretrato, da africano non cerca una fuga o un conforto nella meraviglia e nell'irrazionale. Da artista e da uomo chiude i conti con la sua identità e usa il cinema per ricominciare una nuova vita.
La decisione di Koffi , di tornare in Congo , dal Belgio dove vive con la sua compagna ora incinta , è quello di far conoscere alla sua famiglia la sua compagna, ma anche quella di cercare di risanare una vecchia frattura che era stata poi la causa del suo allontanamento dal luogo natio. Considerato uno spirito maligno, ( uno zabolo), verrà rinnegato anche da sua madre e dalle sue [...] Vai alla recensione »
Inizia con un taglio di capelli, come nel suo corto più celebre Zombies, l'esordio nel lungometraggio di Baloji, rapper e artista visuale belga di origini congolesi. E di un ritorno a quella terra africana tratta proprio questo Augure (presagio), un film diviso in due parti, ciascuna contrassegnata dal viaggio che il protagonista Koffi compie per tornare dalla sua famiglia.
Dopo quindici anni passati in Belgio, Koffi torna a Lubumbashi, in Congo, per presentare la moglie alla sua famiglia. A questo avvenimento s'intrecciano altre storie, non necessariamente collegate al protagonista. Koffi è considerato uno zabolo (una specie di mago cattivo) e Baloji si serve della stregoneria non solo come soluzione culturale e spirituale per mescolare e confondere le storie, ma anche [...] Vai alla recensione »
Dal Belgio trentenne torna nel caos di norme e tradizioni del Congo per presentare la fidanzata. Conflitti di identità, ombre del colonialismo. La divisione in capitoli è sensata e sinergica, e sta al passo col bisogno dello spettatore: orientarsi in una quantità di intrecci culturali e antropologici con i rimandi biografici dei personaggi ed essere certo di accumulare bene e capire.
Dice già tutto, il sottotitolo italiano di Augure, l'opera prima di Baloji, rapper e artista visuale: Ritorno alle origini. Di questo parliamo: la vicenda biografica come palinsesto narrativo. Koffi, un congolese stabile in Belgio da quindici anni, torna nel villaggio natio per presentare alla famiglia la sua compagna, bianca e per di più incinta. Lì lo considerano uno "zabolo", cioè uno stregone, [...] Vai alla recensione »
Augure sta per presagio ma anche per destino. Il destino di un congolese trapiantato in Belgio che tenta un impossibile ritorno alle origini. L'opera prima del musicista/artista Baloji nasce da un dato autobiografico: l'elaborazione del lutto per la morte del padre e il rapporto conflittuale con una cultura in cui il mistero si mescola con la superstizione.
Indipendente dal risultato, che come vedremo e vedrete essere assolutamente meritevole di attenzioni per quanto concerne le qualità narrative e tecniche espresse, Augure - Ritorno alle origini (Omen) è già passato alle cronache per essere stata la prima pellicola di finzione congolese a partecipare al Festival di Cannes. Questo è già di per sé un dato importante che ne certifica le qualità, le stesse [...] Vai alla recensione »
Congolese di nascita, belga d'adozione, Baloji è un musicista, un artista concettuale (esposto alla Tate Modern), uno stilista e a partire da questo film anche un regista. Porta un nome d'arte che in swahili significa "uomo di scienza", ma che durante il colonialismo è passato a significare l'opposto, un uomo delle scienze occulte, uno sciamano. Inevitabilmente, il suo film è figlio della sua doppia [...] Vai alla recensione »
Con il suo esordio nel lungometraggio, il rapper belga di origine congolese Baloji realizza l'oggetto filmico più interessante e personale visto a Cannes 2023 (Premio New Voice) che il Torino Film Festival ripropone nella sezione Crazies. Attraverso quattro figure di individui messi ai margini perché considerati posseduti da entità demoniache, Baloji (il cui nome - racconta lui stesso - significa proprio [...] Vai alla recensione »