Quando, un sabato notte, entrò in una discoteca per lanciarsi nella musica soul, non si aspettava di certo che, invece, gli avrebbero proposto un ruolo cinematografico. Non aveva nulla di particolarmente attraente Fabrice Luchini: un po' di incertezza negli occhi, un po' di noia nel volto... E oggi, ad anni di distanza da quella famosa notte, è uno degli attori che più emoziona il pubblico francese. Inorridisce di fronte alla mondanità ed è una delle star più ritrose che si conosca. Perfetto interprete di commedie e drammi, si è lasciato sedurre da Eric Rohmer, che ha cercato di evidenziare una differente qualità recitativa con un rispettivo successo nel risultato ottenuto. Fabrice Luchini ha cuore. Tiene troppo ai ruoli che interpreta ed è il vincitore morale di ogni vicenda che viene narrata. Sposato perfettamente con la sua immagine disincanta e romantica, apre però lo spiraglio a fortuite e folgoranti intuizioni che gli consentono di diventare la macchina motrice della trama, nonché di donare un tocco magico al cinema francese attraverso semplici riflessi di quello che forse è se stesso.
Da parrucchiere ad appassionato di discoteche
Figlio di immigrati italiani - i suoi genitori erano infatti venditori di legumi originari di Assisi - cresce nel quartiere di Goutte-d'or a Parigi. Sua madre riesce a trovargli un lavoro come apprendista parrucchiere (a soli tredici anni) in un salone chic di rue Matignon, dove lui cambierà il suo nome da Robert a Fabrice. Parallelamente, coltiva la passione - da autodidatta - per la letteratura e in particolare per autori come Balzac, Proust e Flaubert. Ma si interesserà anche alla musica soul di James Brown, frequentando assiduamente le discoteche.
Scoperto da Philippe Labro
Ed è proprio dentro una di queste che conosce Philippe Labro che gli offre il suo primo ruolo in un film Tout peut arriver (1969) con Catherine Deneuve e Jean-Claude Brialy. Recitare gli piace così tanto che decide di seguire i corsi di recitazione di Jean-Laurent Cochet che lo spingerà verso il teatro. Per esempio, reciterà ne "Viaggio al termine della notte" di Louis-Ferdinand Céline.
Il sodalizio artistico con Eric Rohmer
Fidanzato con la regista Anne Fontaine e padre di un'altra regista (Emma Luchini), diventa enormemente popolare grazie alla lunga e proficua collaborazione professionale con Eric Rohmer che ne fa uno dei suoi attori più importanti: Il ginocchio di Claire (1970), Perceval le gallois (1978), La femme de l'aviateur - La moglie dell'aviatore (1981), Le notti di luna piena (1984), Reinette e Mirabelle (1987) e L'albero, il sindaco e la mediatica (1993) sono tutti i film che confermano il loro forte legame artistico.
Altri film e il César
Ma Luchini avrà modo di lavorare con Jean-Luc Godard in Né (1975), sotto la direzione di Nagisa Oshima in Max Mon Amour (1986) accanto a Charlotte Rampling, con Philippe Noiret e Gérard Depardieu in Uranus (1990) e con Isabelle Adjani in Toxic Affair (1993).
Ritroverà poi Depardieu ne Il colonnello Chabert e lavorerà con Michel Piccoli ne L'insolente (1996).
Plurinominato ai César, otterrà solo una volta questo riconoscimento, vale a dire quando strapperà la statuetta come miglior attore non protagonista per L'amante del tuo amante è la mia amante (1993). Attore feticcio di Claude Lelouch, recita per Philippe De Broca in Il cavaliere di Lagardère (1998) con Marie Gillain, Daniel Auteuil, Vincent Perez e Renato Scarpa, poi è ancora accanto a Piccoli in Rien sur Robert (1999).
Il nuovo millennio
Nel 2003 arrivano per lui altre due partecipazioni: in Confidenze troppo intime e in Il costo della vita. Seguiranno Le avventure galanti del giovane Molière (2007), La fille de Monaco (2008), Parigi (2008) e, nel 2010, Potiche - La bella statuina, con Gérard Depardieu e Catherine Deneuve. L'anno successivo è nel cast del film di Philippe Le Guay Le donne del 6 piano (regista con il quale torna a lavorare nel 2013 in Molière in bicicletta) e nel 2012 ritrova Catherine Deneuve e Gerard Depardieu in Asterix e Obelix al servizio di sua Maestà. Nel 2013 è poi protagonista per François Ozon in Nella casa, in cui interpreta un professore di letteratura alle prese con un allievo dotato di un certo talento. Successivamente è diretto da Anne Fontaine nel re-imagining di Madame Bovary, Gemma Bovery, accanto a Gemma Arterton.
Nel 2015 è protagonista del brillante film di Christian Vincent L'hermine, grazie al quale si aggiudica la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla 72. Mostra del Cinema di Venezia, e nel 2016 è invece protagonista del film di Bruno Dumont Ma Loute. In seguito si lancerà in voli verbali di una comicità quasi sperimentale in Parlami di te di Hervé Mimran, in cui interpreta l'amministratore delegato sempre di corsa di un'azienda automobilistica che, in seguito a un ictus, perde ricordi e parole. Ne Il meglio deve ancora venire è un puntiglioso ricercatore medico protagonista insieme a Patrick Bruel di una commedia degli equivoci, mentre ne Il mistero Henri Pick sarà un critico letterario che tenta in ogni modo di smascherare l'autore di un bestseller attribuito - secondo lui ingiustamente - a un pizzaiolo bretone. Nel 2023 è protagonista di Un uomo felice di Tristan Séguéla.
Quando, un sabato notte, entrò in una discoteca per lanciarsi nella musica soul, non si aspettava di certo che, invece, gli avrebbero proposto un ruolo cinematografico. Non aveva nulla di particolarmente attraente Fabrice Luchini: un po' di incertezza negli occhi, un po' di noia nel volto... E oggi, ad anni di distanza da quella famosa notte, è uno degli attori che più emoziona il pubblico francese