Considerato uno dei più grandi attori americani della Storia del Cinema statunitense, Gene Hackman fu due volte Premio Oscar, lavorando nella sua lunga carriera in oltre cento film, all'interno dei quali offrì performance impeccabili, cariche di verità tali da portarlo costantemente in trionfo nelle critiche cinematografiche.
Importante e riconoscibile star hollywoodiana, è apparso sui nostri grandi schermi per un periodo pluridecennale, che è andato dagli Anni Sessanta ai primi Anni Duemila, salvo poi scegliere il meritato ritiro dalle scene, rifiutando qualsiasi tipo di apparizione cinematografica e televisiva, per proseguire gli ultimi anni della sua vita in tranquillità, concentrandosi a pieno regime sulla sua carriera letteraria.
Noto per i tanti film di successo di genere thriller, spionaggio, drammatico e poliziesco, arrivò al cinema in giovanissima età con numerose apparizioni televisive alle spalle, ma solo nella maturità ebbe un certo tipo di riconoscimento da parte del pubblico e dell'industria cinematografica, quando cioè prestò il suo peculiare volto, sospeso in uno strano stato estetico tra l'ordinario e il caratteristico per i più generali servitori della legge, siano essi avvocati, poliziotti, giudici o militari, decifrati secondo le regole di un minimalismo recitativo, ma molto corporeo, che ha fatto scuola. Del suo lavoro disse: "Recitare è un incarico e, da incaricato, lo svolgo con la massima serietà e professionalità".
Particolarmente amato dai cinefili di tutto il mondo, nonostante fosse grato per le opportunità che i produttori gli offrivano, ammise che la natura dei suoi ruoli tendeva a far sì che Hollywood lo vedesse solo in un certo modo e, con grande dispiacere, sentì di essere stato etichettato come uno di quegli attori che riuscivano a far bene solo personaggi che usavano la brutalità per raggiungere i loro scopi. "A differenza di loro, non è nella violenza che risiedono le risposte", ebbe a spiegare.
Per questo motivo, si pentì di non aver esplorato a sufficienza altri generi. Forse, l'unica e vera variazione fu la sua sorprendente intepretazione del vecchio monaco cieco, all'interno della pellicola di Mel Brooks Frankenstein Junior, firmata nel 1974. Personaggio che il pubblico adorò per la feroce e intelligente, ma anche brillantemente sciocca, parodia dell'eremita dei film gotici.
Cogliendo di sorpresa tutti quanti, eccetto che se stesso, Hackman e Peter Boyle diedero vita a una delle più spassose scene del cinema comico, tra zuppe calde rovesciate sul grembo del mostro di Frankenstein e pollici che vanno a fuoco al posto dei sigari. E dire che fu Hackman stesso a candidarsi per quel ruolo, nonostante l'amico Gene Wilder lo avvertì che la paga non era per niente come quella cui era abituato. Ma lui, imperterrito, spinse perché fosse parte del cast, desideroso di provare a far ridere veramente gli spettatori. E li fece ridere per davvero! E a crepapelle!
Impensabile che sotto quella parrucca e quella folta barba si nascondesse in realtà il poliziotto rinnegato Popeye Doyle del classico di William Friedkin Il braccio violento della legge, così come l'eroe del Poseidon e il silenzioso e minaccioso investigatore privato di La conversazione di Francis Ford Coppola.
Esperienze che consolidarono il suo status di attore drammatico, incline spesso verso antagonisti di prim'ordine, come quando accettò di abbracciare per la seconda volta il suo lato leggero e sciocco come Lex Luthor nel Superman del 1978 e nei suoi sequel. "Ho adorato lavorare in quella saga, perché mi fu permesso di interpretare un personaggio dalla cattiveria comica eccezionale".
Oltre alla commedia, Hackman volle provare un altro venerabile genere di Hollywood: il dramma romantico. Ancora una volta però si scontrò con le barriere dei produttori che volevano per quei film solo i bellocci di quegli anni. Colleghi con volti da fotoromanzo come Warren Beatty, Robert Redford, Ryan O'Neal o Kris Kristofferson. Riuscì nell'impresa solo quando gli proposero di interpretare un operaio siderurgico, tentato da una relazione extraconiugale, nel film del 1985 Due volte nella vita. "Mi sono pentito di non aver dedicato prima e gran parte della mia carriera alla commedia o alle interpretazioni romantiche. Confesso che l'idea di me stesso come protagonista di una pellicola sentimentale è un vero piacere".
Il lato positivo fu che queste poche e diverse uscite dalla sua preimpostata comfort zone gli diedero la possibilità di tornare a far ridere il pubblico poco prima del suo ritiro, interpretando il regista di film di serie B, Harry Zimm, in Get Shorty (1995), l'odioso magnate del tabacco William B. Tensy in Heartbreakers (2001) e, probabilmente, una delle sue migliori prove d'attore con l'eccentrico patriarca della famiglia Tenenbaum del film omonimo di Wes Anderson (anche se i suoi litigi con il regista furono leggenda).
Stempiato, con una fronte perennemente corrugata, piccoli occhi azzurri, un naso a patata, guance appena afflosciate e un mento sporgente sono le ordinarie caratteristiche visive grazie alle quali Gene Hackman è diventato quel che è diventato: un ineccepibile maestro dell'arte drammatica. Un nome e un cognome che verranno ricordati per sempre e dietro i quali si nascondevano uomini dentro e fuori dalla legge.
A sorry son of a bitch
Nato a San Bernardino, in California, nel 1930, Gene Hackman era figlio del gestore di una tipografia e di una casalinga. Cresciuto assieme al fratello Richard sotto il sole che scaldava le alte palme californiane, si spostò spesso anche nel più dorato Illinois, dove viveva sua nonna materna, donna alla quale erano entrambi molto legati, soprattutto dopo il divorzio dei suoi genitori, avvenuto quando lui aveva solo tredici anni e che causò l'allontanamento del padre.
Trasferitosi a Storm Lake, in Iowa, perché la madre potesse trovare un lavoro migliore, frequentò la Storm Lake High School, ma lasciò gli studi all'età di sedici anni per entrare nei marines, all'interno dei quali servirà per quattro anni e mezzo come operatore radio, stazionando in Cina (Tsingtao e Shanghai), salvo poi essere spostato alle Hawaii e in Giappone, quando la Rivoluzione Comunista cambiò le sorti della grande nazione asiatica nel 1949.
Ritornato in patria nel 1951, si stabilì a New York City, dove sopravvisse facendo diversi lavori. Nel 1962, a causa di una sigaretta lasciata accesa, sua madre morì in un incendio nel suo appartamento. Afflitto, cercò di migliorare le sue condizioni di vita studiando giornalismo e produzione televisiva alla University of Illinois, ospitato dalla nonna. Ma gli studi non lo appassioneranno come credeva e ritornerà nella sua California, interrompendo la sua istruzione accademica.
Nel 1956, tentò la strada dell'attore, entrando nella Pasadena Playhouse, dove conobbe un altro giovane aspirante interprete, che diventerà il suo migliore amico, Dustin Hoffman. Quasi rimase sconcertato dai feedback sulla sua recitazione. Gli dissero che sarebbe stato molto lontano dal successo, che il suo viso non sarebbe mai stato sulla locandina di un film e venne descritto come un povero ragazzo in difficoltà.
Trasferitosi a New York proprio con Hoffman e con un'altra grande star, Robert Duvall, divisero in tre un appartamento e continuarono a recitare, mentre Hackman lavorava come cameriere al ristorante Howard Johnson. Un giorno, capitò nel posto di lavoro proprio un docente della Pasadena Playhouse che, vedendolo servire ai tavoli, gli disse che se avesse continuato così non avrebbe mai fatto "nulla di valore" e che sarebbe rimasto un "sorry son of a bitch".
Ma Hackman si intestardì e spinse al massimo le sue capacità drammatiche, deciso a non lasciare che "quegli stronzi" lo abbattessero. Si mise in testa che avrebbe continuato a fare tutto il necessario per diventare un attore famoso e così fu.
Gli inizi in tv e le comparsate al cinema
Nel 1961, debuttò al cinema come comparsa nella pellicola di Burt Balaban Gangster contro Gangster, ma lentamente cominciò ad avere parti più corpose in pellicole come Lilith - La dea dell'amore (1964), Hawaii (1966), Non c'è posto per i vigliacchi (1967), L'uomo che uccise il suo carnefice (1967) e Il club degli intrighi (1967).
Parallelamente, intensificò la sua presenza televisiva in telefilm come The United States Steel Hour, Brenner, La parola alla difesa e Laugh-In, apparendo anche in alcuni episodi di La città in controluce, Assistente sociale, Le cause dell'avvocato O'Brien, Hawk l'Indiano, FBI, Gli invasori, Le spie e Ombre sulla nazione.
La prima candidatura all'Oscar
Arthur Penn, affascinato dal suo volto, lo impose nel ruolo di Buck Barrow, membro della banda dei Barrow e fratello maggiore del capo della banda, Clyde Barrow, in Gangster Story, biopic sulle imprese di Bonnie e Clyde.
Fu la sua grande occasione. La sua performance fu di così alto livello che nel 1968, si ritrovò candidato all'Oscar come miglior attore non protagonista, cominciando proprio con Penn un lungo ma sporadico sodalizio artistico, che gli permise di apparire anche in altre importanti pellicole del cineasta come Bersaglio di notte (1975) e Target - Scuola omicidi (1985), all'interno delle quali offre interpretazioni degne di lode.
Scriveranno di lui che la sua sola presenza sarebbe bastata come vera ragione dell'esistenza di quei film e verrà definito come un "attore fisico", in grado di calzare parti diverse con la stessa facilità con la quale si proverebbe un guanto.
La seconda candidatura all'Oscar
Cominciò a essere chiaro a tutti che Hackman era un attore di ottimo livello, in grado di surclassare anche i protagonisti che affiancava nei più disparati film. Così, messosi a servizio di tutti i registi della Nuova Hollywood, dopo I sei della grande rapina (1968) e La rivolta (1969), venne diretto da John Frankenheimer in I temerari (1969), da John Sturges in Abbandonati nello spazio (1969), da Michael Ritchie in Gli spericolati (1969) e da Gilbert Cates in Anello di sangue (1970). Fu proprio quest'ultima pellicola a portargli una seconda candidatura agli Oscar come miglior attore non protagonista.
Di nuovo accanto alla sua fidata partner di lavoro in Gangster Story, Estelle Parsons, Hackman interpretò un docente universitario diviso tra una nuova vita amorosa e la necessità di doversi prendere cura del proprio padre malato. Una prova d'attore formidabile che riscosse un enorme successo, ma che non gli bastò per arrivare all'ambita statuetta.
L'Oscar per il miglior attore protagonista
L'Oscar, in effetti, lo aspettava dopo Le mogli (1971) e Il giorno dei lunghi fucili (1971), grazie a Il braccio violento della legge (1971) di William Friedkin.
Vincitore del premio come miglior attore protagonista, ma stringendo anche un Golden Globe e un BAFTA nella stessa categoria, Hackman fu un superbo poliziotto, impegnato totalmente nello sgominare un traffico di stupefacenti tra l'America e l'Europa. Si ritrovò poi a riprendere la stessa parte in Il braccio violento della legge N° 2, diretto stavolta da John Frankenheimer.
Titoli che proiettarono su di lui una sorta di maledizione, legandolo a polizieschi d'azione, spesso in ruoli troppo ripetitivi e simili, dove però Hackman cercò di lavorare su sfumature diverse, talvolta proprio opposte.
Ma dopo 100 chili di droga (1971) e Arma da taglio (1972), arrivò una nuova svolta: il Reverendo Frank Scott in L'avventura del Poseidon (1972), diretto da Ronald Neame. La parte dell'ecclesiastico che cerca di salvare quante più persone può dal ribaltamento della nave da crociera piacque a tutti, tanto da contribuire all'etichetta di cult che venne affibbiata alla pellicola.
Qualche anno più tardi, successivamente a Lo spaventapasseri (1973) di Jerry Schatzberg, venne scelto da Francis Ford Coppola per lo splendido La conversazione (1974), dove fu semplicemente esemplare nel tratteggiare un personaggio tanto cinico come l'investigatore esperto di intercettazioni, Harry Caul, svelando lentamente il suo lato umano sepolto sotto le molte paranoie e ossessioni.
Venne poi il momento di Una donna chiamata moglie (1974), del già ampiamente citato Frankenstein Junior (1974), di Stringi i denti e vai! (1975) e di altre non meno importanti pellicole degli Anni Settanta che contribuirono a crearne il mito (In tre sul Lucky Lady di Stanley Donen, Il principio del domino - La vita in gioco di Stanley Kramer, Quell'ultimo ponte di Richard Attenborough, La bandera - Marcia o muori), fino alla saga di Superman, accanto a Christopher Reeve, prima diretto da Richard Donner nel 1978, poi da Richard Lester nel 1980 e da Sidney J. Furie nel 1987.
Negli Anni Ottanta, affiancò Barbra Streisand nel flop Tutta una notte (1981), ma si riprese mettendosi al servizio del collega Warren Beatty nel suo Reds (1981), di Nicolas Roeg nell'eccezionale Eureka (1983) e in altri film altrettanto buoni (Sotto tiro, Fratelli nella notte, Due volte nella vita, Power - Potere).
Forse la sua peggiore interpretazione fu legata al dramma familiare L'ultimo sole d'estate (1984) di Jerry Schatzberg, dove apparve fuori tono ed eccessivo, forse per via dello script non particolarmente brillante e del genere cui non era decisamente avvezzo, troppo lontano da trame mosse e smosse da quei personaggi aggressivi e prepotenti che di solito vestiva con così tanta sapienza recitativa. Più adeguato il ben delineato e simpatico allenatore dal discusso passato in Colpo vincente (1986), accanto a Dennis Hopper. Anche se, in questo fine decennio, cominciò a soffrire di nuovo di una certa scontatezza nei ruoli affidati, seppur portati a termine con ottime critiche.
Sempre bravo in Senza via di scampo (1987) e in Boxe (1988), Hollywood cominciò a riferirsi a lui quando si chiedeva quale attore potesse occupare ruoli da protagonista o da comprimario senza incappare in nuovi attori che, spesso, si rivelavano non all'altezza di ciò che veniva loro chiesto, ma che non erano adatti a pellicole "vecchia maniera".
Dotato di un buon professionismo, tale da rasentare la perfezione, regalando a pubblico e critica interpretazioni molto incisive, Hackman diventò quindi "Hackman l'Impeccabile" o "Hackman l'Indistruttibile" e rafforzò questi nomignoli in titoli come Bat*21 (1988) e L'ultima luna d'agosto (1988). Ma il meglio doveva ancora venire.
Il secondo premio Oscar
Nel 1988, Woody Allen lo diresse nel gioiellino Un'altra donna, ma fu con Mississippi Burning - Le radici dell'odio di Alan Parker, che ottenne una nuova candidatura all'Oscar come miglior attore protagonista, nonché un Orso d'argento come miglior attore al Festival Internazionale del Cinema di Berlino.
Un ritorno inaspettato che non fece altro che rimarcare la sua esperienza davanti all'obiettivo della cinepresa e che lo mise nella posizione di poter scegliere tra una più variegata gamma di proposte che i produttori cinematografici e il suo agente gli presentavano.
Così, superando incolume il passaggio tra gli Anni Ottanta e Novanta (Uccidete la colomba bianca, Poliziotti a due zampe, Cartoline dall'inferno, Rischio totale, Conflitto di classe, Spie contro), non ci mise molto ad arrivare alla sua seconda statuetta all'Oscar.
Consolatorio, di fortissima intensità e umanità, ormai maturo e capace di tutto, Hackman fu abilissimo nello stritolare ogni personaggio che gli venne affidato, con una meticolosità e un'aderenza così impressionanti da essere quasi scontato che nel 1992, quando Clint Eastwood lo volle per interpretare lo sceriffo Little Bill Daggett in Gli spietati, questo ruolo gli avrebbe portato non solo l'Oscar come miglior attore non protagonista, ma anche un Golden Globe e un nuovo BAFTA.
Gli ultimi film prima del ritiro
Con due Premi Oscar a casa, si avviò quindi verso la fine della sua carriera, proseguita nel pieno del verismo interpretativo tra thriller come Extreme Measures - Soluzioni estreme (1996), Potere assoluto (1997), Twilight (1998), Nemico pubblico (1998), Under Suspicion (2000), Il colpo (2001), legal drama come L'ultimo appello (1996), La giuria (2003), Il socio (1993, dove ebbe l'ambiguità necessaria per interpretare un avvocato corrotto e redento), western come Wyatt Earp (1994), Pronti a morire (1995), Geronimo (1993, in cui divenne un generale a capo di una spedizione) e pellicole belliche come Behind Enemy Lines - Dietro le linee nemiche (2001), Allarme rosso (1995, nell'accattivante e superlativo capitano di vascello di un sottomarino).
Da eterno fuoriclasse che fu, riuscì, come si è detto, a ritagliarsi anche parti più leggere (Get Shorty, Piume di struzzo, Le riserve, The Mexican - Amore senza sicura, Heartbreakers - Vizio di famiglia), il cui apice è indubbiamente toccato da I Tenenbaum (2001), grazie al quale ottiene un nuovo Golden Globe come miglior attore.
Il suo ultimo film risale al 2004, quando venne diretto da Donald Petrie in Due candidati per una poltrona, una commedia americana, nella quale divenne un politico egocentrico, perfetto antagonista, talmente dispotico da essere implacabilmente simpatico.
Il ritiro dalle scene
Vincitore di un Golden Globe alla carriera nel 2003, l'anno successivo, decise di ritirarsi dalle scene e di dedicarsi alla scrittura, spesso coadiuvato dallo sceneggiatore Daniel Lenihan.
Opere come "Payback at Morning Peak: A Novel of the American West", "Escape from Andersonville: A Novel of the Civil War", "Justice for None" e "Wake of the Perdido Star" illustrarono drammi e avventure di cowboy, pirati, galeotti e soldati, che cercano giustizia o vendetta, pur essendo rinnegati sullo sfondo delle dure pianure dell'Ovest o delle aule di tribunali del Sud. Storie che potrebbero benissimo essere film nei quali recitava.
Vita privata
Estremamente reticente sulla sua vita privata, sempre vissuta con lontano dal glamour, Gene Hackman ebbe un lunghissimo matrimonio con Fay Maltese, che lo rese padre di tre figli. Una volta divorziato dalla donna, nel 1986, dopo trent'anni di matrimonio, si sposò con la musicista Betsy Arakawa.
Sottoposto ad angioplastica nel 1990, nel 2012 venne investito da un camioncino mentre andava in bicicletta, ma senza nessuna grave conseguenza. Il 27 febbraio 2025, venne trovato morto assieme a sua moglie e al loro cane nella loro casa.
A Gene Hackman fu dedicato l'asteroide 55397 Hackman.